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Benvenuto al Vilaj Italyen

Il silenzio del sabato santo

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..... da suor Marcella......

 

 

 

".... una via che sembrava senza uscita e che invece ha cambiato la vita e la storia dell'uomo, ha aperto il passaggio verso i cieli nuovi e la nuova terra..... L'esperienza della sofferenza segna l'umanita'..... quante volte il cammino si fa faticoso e difficile! Il cammino della via crucis e' un invito per tutti noi a contemplare Cristo crocifisso per avere la forza di andare oltre le difficolta'. La croce di Gesu' e' il segno supremo dell'amore di Dio per ogni uomo, e' la risposta sovrabbondante al bisogno che ha ogni persona di essere amata....."

Benedetto XVI

 

Nel silenzio di questo giorno non c'e' niente da aggiungere se non lo stupore del riaccadere della Salvezza: noi siamo certi che quel sepolcro questa notte restera' vuoto, noi siamo certi che la morte e' stata vinta pur se fatica e dolore restano, noi siamo certi che per ogni uomo e' preparato un Destino buono, noi siamo certi che solo l'affermarsi della pretesa cristiana nella storia permettera' ad ogni popolo di vivere la bellezza e la pienezza per cui e' stato pensato, noi siamo certi che solo il sacrificio di Cristo salva Haiti, la sua gente, la sua storia perche' salva noi  e noi siamo certi che tutto questo e' gia' accaduto. Per questo, questa notte, anche qui, dove violenza e dolore sembrano sempre averla vinta, saremo in festa e da quel sepolcro vuoto ripartiremo figli di un Padre che permette sempre di ricominciare, parte di un popolo che cammina, segnati dalla speranza che diventa certezza.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Aprile 2012 17:15
 

Un pozzo al Vilaj Italyen

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.... da suor Marcella....

 

Dicono che ormai le frontiere non esistono piu', o perlomeno quelle tracciate e difese decine e decine di anni fa dai soldati di ogni parte del mondo e cosi' anche in Haiti sono sbarcati GEOLOGI SENZA FRONTIERE e per una fortuna imprevista sono arrivati un sabato mattina al Vilaj Italyen.

 

Stanno costruendo una serie di pozzi in Haiti ed uno era destinato alla zona di Port au Prince che si chiama Tabarre, ma il sindaco del quartiere voleva essere pagato per concedere le autorizzazioni necessarie ai lavori e cosi' i nostri amici, hanno rimesso tutto sui camion e si sono rivolti a chi poi li ha indirzzati da noi.

Non sono i primi a propormi un pozzo a Waf, ma dopo i primi entusiasmi tutti spariscono perche' e' difficile cercare e trovare acqua pulita a pochi metri dal mare e su una discarica. E cosi' in fondo in fondo credevo anch'io sarebbe finita la loro visita un sabato mattina e mentre mi ci recavo, sconsolata perche' anche di sabato dovevo buttarmi nella calca di macchine che normalmente assiepano le strade della capitale mi chiedevo se valesse la pena perdere tempo o se dovessi imparare a dire "Non mi interessa" prima di sobbarcarmi in avventure di breve vita.

Ma questa volta mi sbagliavo, Marta ed il suo papa' Carlo Enrico, appunto geologi di GEOLOGI SENZA FRONTIERE ONLUS, non si perdono d'animo, guardano, chiedono, prendono dati, fanno foto non promettono nulla ma si mettono in movimento per scoprire se e' possibile anche a Waf trovare dell'acqua. Gia' lungo la strada fatta insieme il dottor Carlo individua corsi d'acqua che scendono dalle montagne, rigagnoli accanto alle baracche, canali che entrano nel mare e da' qualche speranza.

Ma solo lo studio geotermico eseguito sui loro calcoli dai colleghi rimasti in ufficio a Milano, confermera' che proprio sotto il Vilaj Italyen passa un fiume che scende dalle montagne. Individuato il punto esatto, in pochi giorni, in un caldo pomeriggio haitiano, ecco il dottor Carlo apparire a Waf e scaricare del materiale annunciando che e' previsto per il giorno dopo l'arrivo della trivella.

Ma quel "giorno dopo" era il giorno dei ben noti fatti violenti e l'accesso alla baraccopoli era limitato, io stessa ne ero fuori. Ma il nuovo amico non si scoraggia, piano piano zitto zitto, entra ed indica il punto esatto in cui l'indomani la trivella avrebbe dovuto cominciare a scavare. Il nostro Edu diventa responsabile del progetto.

 

E cosi' i lavori sono iniziati ma ve li raccontero' piano piano......

Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Aprile 2012 07:42
 

State con gli emarginati

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.... da suor Marcella.....

 

Cosi' ha detto Benedetto XVI ai vescovi messicani: "Siate dalla parte di coloro che sono emarginati dalla violenza, dal potere, o da una ricchezza che ignora coloro ai quali manca quasi tutto. La Chiesa non puo' separare la lode a Dio dal servizio agli uomini. L'unico Dio, Padre e Creatore, e' quello che ci ha costituiti fratelli: essere uomo e' essere fratello e custode del prossimo. In questo cammino, unita a tutta l'umanita', la Chiesa deve rivivere ed attualizzare quello che e' stato Gesu', il Buon Samaritano che, venendo da lontano,  si e' inserito nella storia degli uomini, ci ha sollevati e si e' prodigato per la nostra guarigione..... La Chiesa in America Latina deve continuare ad essere segno si speranza, che permetta a tutti di vedere come i frutti della Resurrezione raggiungano ed arricchiscano queste terre. Che la Madre di Dio dissipi le tenebre del nostro mondo e illumini il nostro cammino, affinche' possiamo confermare nella fede il popolo latinoamericano nelle sue fatiche e speranze, con fermezza, con coraggio e con fede ferma in Colui che tutto puo' e tutti ama fino all'estremo."

 

La certezza di essere dentro un cammino guidato e' sempre piu' viva e ci si puo' sentire a casa anche in una baraccopoli latino americana, anche quando la violenza sembra avere l'ultima parola, anche quando i compagni di viaggio sono speventati perche' la loro liberta' non incontra Chi questa paura la vince.

E si riprende il cammino forse un po' piu' stanchi, provati, ma realisti, con il cuore certo della Strada e con lo sguardo fisso in chi guida.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Marzo 2012 09:22
 

Anche a Waf c’e’ chi attende

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... da Suor Marcella ...

Basta stare con gli occhi aperti e tutto il reale ti parla di Una Presenza. Cosi’ una bimba che aspetta il fratellino puo’ provocarci a pensare cosa attendiamo noi, se attendiamo, chi attendiamo o anche solo perche’ e se vale la pena attendere invece di trincerarsi dientro un gia’ saputo, uno scontato, una coscienza sbagliata di se’.

 

Lo stupore dell’attesa, il mistero che ogni attesa comporta ed il cuore che per natura attende il compimento ci fanno invece, dentro ogni gesto, essere presi dal desiderio di incontrare e riconoscere quel di piu’ promesso: davanti al libro da studiare, al lavoro, alle ore della giornata, a tutto cio' che ci accade.

E cosi' si puo' ripartire anche a Waf, dopo giorni di buio, fatica e preoccupazione. Si puo' ripartire attendendo, attendendo il compimento delle promesse, attendendo che il disegno buono preparato anche per il Vilaj Italyen si compia, attendendo che la Sua Salvezza si sveli e che i nostri occhi siano capaci di riconoscerla.

 

Ed e' un'attesa guidata, come la nostra Susie che guida la mano di questa bimba ad essere certa dell'attesa, guidata da una compagnia che si chiama Chiesa che da' ogni volta la bellezza di ricominciare.

 

 

 

Al Vilaj Italyen si riparte, la sfida della Speranza continua e la vita e' sempre piu' bella.

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Marzo 2012 12:29
 

Coraggio o stupore?

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...... da suor Marcella.....

 

Giorni difficili al Vilaj Italyen quelli della settimana appena terminata: giorni di violenza, giorni di caos, di confusione, di tensione, di voglia di andarsene e di provocazione a rimanere, di parole e di silenzio, giorni vivi.... giorni difficili.


La settimana scorsa si era conclusa con il caos del cambio dell'ora annunciato a sorpresa sabato sera dal presidente e ascoltato dai pochi ancora svegli quando su internet era apparsa la notizia. Una telefonata in nunziatura: "Ma a che ora e' la messa domani mattina?" Monsignor Bernardito e don Giuseppe cadono dalle nuvole, "Perche' questa domanda?" e cosi' la domenica mattina c'e' chi arriva alle nuove 8 ed aspetta e chi arriva alle vecchie 8 come sempre, all'oscuro di tutto.

Un paese nel caos, un paese dove nessuno sa chi seguire e questo e' il vero problema di Haiti: a chi guardare per ricominciare? Un popolo che non e' popolo perche' non basta l'essere contro a mettere insieme gli uomini, o meglio basta per un po', ma poi stanca, il cuore dell'uomo cerca compagni di strada, compagni al Destino, non compagni d'avventura.

Questo abbandono dell'uomo, questa solitudine dell'uomo lunedi e' stata evidente nelle ore di violenza che sono accadute al Vilaj Italyen: all'inizio giornata, quando l'ambulatorio accoglie tutte le mamme con i loro bimbi e la scuola si riempie di vocine festose e divise allegre, un bandito armato blocca i lavori del cantiere della casa di accoglienza in costruzione. E' uno degli uomini del boss, vuole lavoro, vuole soldi, minaccia, vedo i miei ragazzi ritirarsi spaventati, solo Edu, il buon ladrone, lo affronta incurante dell'arma tra le mani dell'altro. Attimi di tensione: un ricatto a cui non posso sottostare. Chiudo la klinik, mando a casa mamme e bambini. Ma questa mossa fa inasprire di piu' il nostro amico che, riposta la pistola neilla cintura dei pantaloni, obbliga le mamme a rientrare e noi a lavorare. Non voglio che la situazione degeneri e cosi' chiedo a Clotilde e Maria di lavorare in fretta: i bimbi dalla prima le donne incinta dalla seconda. Dentista a casa. La situazione puo' scaldarsi. Abbiamo gia' visto cadere Lucien.

Mentre lavoriamo arriva la notizia che alle porte di Waf l'ambiente e' caldo: due poliziotti sono stati freddati da un commando di nove persone su tre motociclette mascherati con i caschi. Pochi minuti dopo mi dicono che la violenza continua un autista di tap tap e' stato inseguito e massacrato.

Non e' possibile rimanere. Chiudiamo portando via le cose piu' importanti dalla klinik. C'e' silenzio intorno a noi: i boys capiscono la drammaticita' del momento e capiscono che sto pensando di andarmene. Si fanno coraggio, propongono soluzioni impossibili, accettano la nostra partenza. Sulla strada del ritorno incontriamo il funerale di Nelson, il ragazzo braccio destro del padre Tom, missionario qui da vent'anni, massacrato a colpi di arma da fuoco pochi giorni prima da un dodicenne assoldato da una banda dello slum.

Tornando a casa la testa va al giorno in cui monsignor Miot, arcivescovo di Port au Prince, mi chiese di entrare a lavorare a Waf per "portare Cristo e la Chiesa" ma l'instabilita' che stiamo vivendo sembra davvero aver superato ogni limite. "Che restino nell'immondizia" e' la prima reazione che mi viene, ma conoscendo oramai la mia impulsivita' non le do' troppo peso. Prego, faccio silenzio, chiedo dei segni.

La settimana continua con la polizia che chiude l'accesso a Waf ed inizia una ricerca a tappeto dei probabili assassini: entra nelle baracche, butta tutto in aria, picchia chi trova sul proprio cammino, rompe le moto a chi ne ha una e porta via un sacco di gente.

Cosi' restiamo a casa approfittando per portare avanti lavoro amministrativo arretrato ma con in testa e nel cuore la domanda "Che fare?"

In tanti mi telefonano o mi scrivono, l'ONU mi offre un appoggio psicologico per me ed i volontari vista la pesantezza del momento (lascio a voi immaginare la mia risposta), ma io voglio usare il tempo per stare davanti all'origine della mia presenza qui: un si' detto all'inizio della vocazione e ridetto ogni giorno da ventidue anni, non un calcolo che nasce dal rapporto costi/benefici, ma una gratuita' quella che sento nell'essere guardata che sola mi puo' far vivere anche queste circostanze con la liberta' dall'esito.

"Ci vuole coraggio" mi e' stato detto, no, non ci vuole coraggio. Un sacerdote amico pochi giorni fa parlava di coraggio e stupore: ecco ci vuole uno stupore per ridire si', uno stupore davanti ad una Presenza che inesorabilmente c'e', anche nel posto piu' violento della terra. Il coraggio genera eroi, lo stupore genera santi: a noi la scelta.

E dal si' ridetto nasce la speranza: ho un contatto con il boss, il capo dei capi, colui che decide chi vive a Waf e chi muore. Con lui discutiamo, fa delle proposte, non le accetto, gli rilancio la palla: "Quello che stiamo facendo e' anche per te" risponde che lui non vive a Waf, certo la sua villa e' altrove, ben protetta dai suoi uomini, ma capisce che quella che gli sto lanciando e' una sfida perche' quello che accade al Vilaj Italyen, la bellezza fatta speranza che diventa strada, e' anche per lui, come e' anche per me o per voi, perche' quello che e' vero e' per tutti ed e' per sempre.

Accetta la sfida: il Vilaj Italyen puo' continuare a vivere ed a sperare, non ci daranno problemi perche', mi dice "Tu stai costruendo la pace ed e' questa pace di cui tutti noi abbiamo bisogno." Ed e' questa pace di cui anch'io ho bisogno perche' il mio cuore riposi nello stupore del Suo volto.

Ultimo aggiornamento Martedì 20 Marzo 2012 15:08
 

Tempi difficili a Port-au-Prince

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... da Suor Marcella ...

Si, in questi giorni per tanti motivi sembra che le cose si stiano complicando sia a Port au Prince che nel nostro piccolo di Waf Jeremie ed in particolare del Vilaj Italyen.
 
In giro c’e’ aria di malcontento: le tendopoli vengono chiuse, le ONG si ritirano o diminuiscono il passo, la ricostruzione e’ lenta se non addirittura nulla e la fame avanza. Nel nostro piccolo della klinik Sen Franswa stiamo ritornando a vedere bimbi malnutriti come non ne vedevamo da un paio d’anni, da quando cioe’ il terremoto aveva portato davanti agli occhi del mondo la situazione di Haiti e la gara a piazzare la propria bandiera era iniziata come sempre quando succedono le sciagure. Attualmente abbiamo 14 bimbi nel programma latte cosa che non ci succedeva da anni ed in generale ci accorgiamo che la gente sta facendo piu’ fatica.
Questo ha provocato un aumento della violenza perche’ nessuno vuole toranre a fare la fame che faceva soprattutto dopo aver consciuto tempi igliori ed aver visto la quantita’ di soldi giunta in questo paese da tutto il mondo.
Anche a Waf la tensione cresce e non sono mancati anche momenti di paura quando giovedi le nostre ragazze sono rimaste bloccate al Vilaj Italyen, che comunque per noi resta in assoluto il posto piu’ sicuro, perche’ per le strade della capitale si erano formati disordini violenti in attesa di un discorso del presidente che teletrasmesso ha fatto rientrare la cosa permettendo quindi alle ragazze in serata di arrivare a casa.
Ma la situazione resta in bilico: e’ di ieri l’ultima scenata del bandito di turno che dice di lavorare per me e quindi vuole essere pagato a fine mese anche se non e’ vero e purtroppo ieri ho dovuto pagare ma ho detto che se a fine mese chiedera’ ancora il salario chiudero’ tutto e me ne andro’ con tutti i volontari perche’ anche Gesu’ ha detto che se non siamo bene accetti dobbiamo scuotere la polvere dai sandali ed andare da un’altra parte.
 
Ma allora, qualcuno mi chiede, perche’ vale la pena rimanere? Per i volti di questi bimbi e perche’ si e’ certi che il male non puo’ trionfare. Pero’ un segnale si da’: per questo chiuderemo un po’ di giorni la klinik soprattutto per provocare i nostri boys a prendere in mano situazioni come questa ed a non lasciarsi sempre vincere dalla paura. Per noi saranno giorni di riposo e riflessione che ci permetteranno di avere sempre piu’ chiara coscienza del perche’ andare avanti.

 

Anna e le sue donne

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.... da suor Marcella......

 

Il cambiamento dell'umano e' proprio qualcosa che affascina e provoca e Anna e' davvero una provocazione per tutti noi.

E' la piu' piccola, ha diciannove anni ed una vita tutta da decidere davanti a se'. Ha deciso di dare sei mesi del suo tempo a noi partendo forse senza una ragione chiara ma sicuramente con un desiderio grande. Aveva incontrato Raffaello che era stato qui l'estate scorsa e cio' che raccontava l'aveva colpita. Ci eravamo incontrate pochi minuti a Novara in mezzo a tanta gente. Poi la partenza, i primi giorni difficili, la paura di non farcela, la fatica del distacco dagli affetti, la liberta' provocata.

Ma il desiderio nascosto in fondo al cuore e' stato piu' forte e giorno dopo giorno le ha permesso di buttarsi nella realta' seguendo, obbedendo, standoci, scoprendo piano piano una domanda su di se', aprendosi al miracolo del cambiamento fino a diventare uno spettacolo di umanita' per tutti noi.

Oggi Anna sostiene Alex ed Emmanuel i boys impegnati nel programma nutrizionale anche se il suo cuore e' per i piccoli del programma latte ed ogni mattina e' affasciante vederla con le sue mamme.... basta guardarla pochi minuti per rendersi conto dell'affezione che ha per quei bimbi e quelle donne ed e' evidente che quello sguardo teso al Destino che le si legge in volto non e' suo ma viene da lontano perche' il cambiamento dell'umano e' sempre opera di Un Altro che lo si riconosca o no.

 

 

 

E cosi' alla klinik diventa una festa vedersi cambiare ma diventa sempre piu' vero che, come ci e' appena stato detto, non ci interessa piu' neanche il cambiamento di se', ma solo Una presenza, La presenza che rende possibile il cambiamento dell'io.

 

Ed allora davanti ad Anna che cambia giorno dopo giorno non posso che domandare Cristo che rende possibile e vero questo cambiamento, domandare di riconoscerLo, cercarlo, mendicarlo, amarlo, dare tutto perche' Cristo riaccada per me e per ogni uomo della terra.

E giunti a fine giornata, quando si vive la tensione del cambiamento di se', non resta altro da fare, addormentarsi in pace perche' tutto e' al Suo posto.

Ultimo aggiornamento Venerdì 09 Marzo 2012 20:18
 


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News

IL DIARIO DI JONEL 15

Pronti per la piscina

 

IL DIARIO DI JONEL 14

Il nostro Jhonny cresce ed è arrivato alla scuola materna:

eccolo orgoglioso del suo grembiulino .

 

IL DIARIO DI JONEL 13

Anche Jonel era presente all'inaugurazione di Casa Lelia, lui che la sua casa l'ha trovata ormai, è venuto ad augurare ai suoi amici della kay Pè Giuss la stessa storia di bene che lui stesso sta vivendo.

Bello, simpatico, ma davvero capriccioso, si sposta scivolando sul sederino ed aiutandosi con le manine e guai a fermarlo!!!! Durante la messa con il vescovo di Assisi, su un lucido parquet della cappella, ha slittato avanti ed indietro indisturbato, padrone della situazione.

Intanto è stato definitivamente accolto dalla famiglia Capetti che lo accompagnerà ad affrontare le sfide che la vita gli porrà. Sicuramente anche l'esperienza di Casa Lelia sarà per lui una vera compagnia.

 

IL DIARIO DI JONEL 12

Il piccolo Jonel continua il suo cammino. Pochi giorni fa un video mostrava come, aiutato da Maria, piegasse il braccio per portare il cucchiaio alla bocca. Piccoli successi che nascono dall' impegno quotidiano e costante di Maria e delle sua famiglia.

Le notizie però non sono buone. Una visita specialistica da un luminare nel campo delle malattie genetiche pediatriche ha spiegato con precisione ed attenzione la reale situazione del piccolo Jonel. All' artrogriposi infatti si accompagna un' altra malattia che colpisce i muscoli sostituendone i tessuti con tessuto fibro adiposo. Questo significa che Jonellino non potrà mai reggersi sulle gambe anche se l' intervento è andato bene.

Non potrà reggersi sulle gambe.... dice la scienza.... ma chissà cosa dice il buon Dio.....

 

IL DIARIO DI JONEL 11

Ecco Jonellino bionico....

 


 

IL DIARIO DI JONEL 10

Il cammino del nostro Jonellino continua e tante cose sono successe anche nella sua piccola vita.

Dopo l'intervento ai piedini, i gessi e da pochi giorni i tutori.

Anche per le braccia sono cominciati la fisoterapia ed il posizionamento dei tutori.

Insomma come dice Maria.... un bimbo bionico!!!

Lui se la gode, coccolato da tutti.

 

IL DIARIO DI JONEL 9

 

Non avevo avuto tempo di postare che Jonel oggi 2 marzo avrebbe affrontato l'intervento ai piedini.

Ho appena ricevuto notizie da Maria: l'intervento è andato bene, il bimbo è pieno di tubicini, si è svegliato ed ha bevuto un succo.

Intanto la Questura di Milano ha rinnovato il permesso di soggiorno e Jonel puo togliersi la parrucca del travestimento clandestino!!!!

 

IL DIARIO DI JONEL 8

Jonellino sta per entrare nel vivo della cura: venerdi inizierà le sedute di fisioterapia per gli arti superiori al Dezza dove se lo sono preso in carico subito con passione.

L'8 febbraio invece avrà il ricovero pre-operatorio che lo preparerà all'intervento ai tendini dei piedini che dovrebbe ridare la posizione naturale agli arti.

Intanto Maria e Patrizia si danno da fare per cercare di ottenere tutti i documenti necessari per il permesso di soggiorno.

Insomma.... il cammino continua e lui sembra proprio goderselo tutto!!!!!

 

IL DIARIO DI JONEL 7

Il nostro piccolo Jonellino continua la sua vita italiana ed il suo cammino presso la clinica Humanitas. Ogni settimana cambia il gesso alle gambe e questa settimana i nuovi gessi lasciano fuori le ginocchia cominciando a dargli un po' più di libertà.

Intanto deve cominciare a fare terapia quattro volte al giorno per facilitare i movimenti  degli arti.

Anche le manine si muovono, fanno ciao, afferrano piano piano oggetti.

Lui è sempre più bello e le educatrici della kay si commuovono quando mostro loro le foto.

Un cammino che provoca tanti quello di Jonel, noi per primi che siamo chiamati a sperare con lui di una speranza che sia certezza anche per noi.

 

IL DIARIO DI JONEL 6

Jonel ha ormai iniziato il suo percorso alla clinica Humanitas di Milano che lo sosterrà per tutto l'iter terapeutico necessario.

L'inserimento nella nuova famiglia è andato benissimo ed ogni giorno Maria mi aggiorna sul nostro piccolino cosi che anche noi da qui possiamo seguirlo passo passo.

Attualmente ha cominciato a trattare gli arti inferiori per raddrizzare ginocchia e piedini ed ogni settimana cambia i gessi che progressivamente raddrizzeranno il tutto per preparare la strada all'intervento chirurgico che permetterà la flessione dei piedi.

Intanto cresce. Ha messo i primi dentini, chiacchiera e nell'ultimo video ricevuto balla a suon di musica.

Qui le donne seguono il suo cammino e si comnuovono davanti alle foto ed ai video che Maria mi manda segno che un'umanità capace di riconoscere una cosa bella sta rinascendo.