Violenza al Vilaj Italyen
Venerdì 18 Maggio 2012 19:27
admin
..... da suor Marcella......
Ore pesanti, di tensione, di domande, si stanno vivendo al Vilaj Italyen. Da diverse settimane ormai eravamo presi di mira da alcuni banditi della zona che ci avevano gia' piu' volte costretto a chiudere la clinica e fermare il cantiere della casa di accoglienza in seguito a richieste di denaro e minacce. La scorsa settimana avevano addirittura messo delle catene ai cancelli della klinik per non farci entrare, catene che poi si erano convinti a togliere prima del nostro arrivo lunedi mattina.
Ma la violenza e' aumentata e discutere per ore non e' valso a niente.
Lunedi, nel primo pomeriggio, l'ennesimo violento della zona arriva alla klinik e questa volta non e' da solo: davanti ai cancelli e vicino alle casette molti uomini sconosciuti che con fare minaccioso obbligano Mercidieu ad aprire il portone ed a lasciarli entrare. Uno sparo convince Mercidieu ad obbedire e parte del gruppo entra in clinica. Vogliono soldi, una tangente mensile per lasciarci in pace, vogliono lavoro, tra le richieste l'assunzione di alcuni di loro in clinica. Gridano, entrano con due grossi carretti di legno con cui sono intenzionati a portare via tutto. Iniziano smontando il generatore.
I boys della klinik immobili, uccisi dalla loro stessa paura.... si gloriano di una storia che li ha portati ad essere la prima repubblica nera.... ed oggi, piu' schiavi di allora, abbassano la testa, sembrano nascondersi, qualcuno scappa di corsa, nessuno fiata.
Maria e Valentina non son a Waf, sono uscite per comprare il latte per i bimbi del programma nutrizionale. Le chiamo: "Dove siete?".....troppo lontane per esserci di aiuto. Non resta altro da fare..... si parte a piedi. Clotidle e Cristina si incamminano, io e Stefano prendiamo i laptop, i documenti ed il piccolo Shnaider. Michla e' dal suo papa' all'interno di Waf non c'e' tempo per andare a prenderla. Ci raggiungera' in serata a casa accompagnata in moto da uno dei boys.
Ci mettiamo in cammino per risalire a piedi tutta la strada che esce da Waf, sotto un sole caraibico e gli sguardi della gente. I banditi gridano "Fuori i bianchi", la gente mi saluta, tanti non si sono accorti di nulla, qualcuno mi chiede se si e' rotta la macchina.... una mamma mi avvicina e mi chiede di iscrivere il suo bambino a scuola.
Mentre camminavo voltandomi indietro per vedere se i banditi ci stessero seguendo, pensavo alla salita al Calvario che Gesu' ha fatto con la certezza che alla fine sarebbe stato ucciso. Attorno a lui la stessa gente che la settimana prima lo aveva acclamato re. Eppure l'ha percorsa tutta. E' caduto. Si e' rialzato. Ha accettato che una donna gli asciugasse il volto, che un altro lo aiutasse a portare la croce. Chissa' cosa pensava in quel momento. Certo gli era chiaro il rapporto con il Padre e l'amore al Destino dell'uomo.
E cosi' abbracciata dall'umanita' di Cristo ho percorso quella strada, libera perche' dentro un dato, in pace ed in preghiera perche' questa gente ritrovi il proprio cuore e ricominci da li'
Ora in questi giorni decine e decine le telefonate: gente che piange, che chiede di non essere abbandonata, tutti ci aspettano lunedi come niente fosse.
Ma tornare lunedi sarebbe un ingannarli perche' l'immobilita' che abbiamo visto indica un'immobilita' del cuore. Un dolore cosi' o risveglia il cuore o e' perso."Se non siete in grado di generare un soggetto capace sempre piu' di essere se stesso e di rispondere ai propri bisogni, io mi chiedo se non sia meglio ritornare a casa" . Ed allora la sfida riparte non sappiamo come ne' quando ma riparte dal cuore perche' per meno di questo non vale la pena.
Affidate con noi alla Madonna in questo mese di maggio il cuore di questa gente perche' possano tornare ad essere uomini liberi.
Ultimo aggiornamento Sabato 19 Maggio 2012 03:45
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Uomini che fanno la storia perche' certi
Venerdì 11 Maggio 2012 15:05
admin
..... da suor Marcella.....
Avevo tredici anni quando padre Massimo Cenci e padre Giuliano Frigeni partivano per l'Amazzonia, destinazione Manaus, missionari PIME. Eravamo andati con gli amici di Gioventù Studentesca a sentire la loro testimonianza a Milano e ne ero rimasta affascinata ed il seme che gia' era in me era improvvisamente esploso: volevo partire con loro. Scrissi a don Giussani raccontandogli questo mio desiderio e chiedendogli di aiutarmi a partire. Dopo pochi giorni ricevetti una lettera dal Giuss che mi diceva di custodire e far crescere questa grande e bella intuizione affidandola a quella compagnia della Chiesa che avevo incontrato.
La risposta non mi soddisfava..... a 13 anni se si vuole partire si vuole partire e l'idea di un seme che cresce non e' neanche ipotizzabile.
Cosi' scrissi ai due che, persi ne lla foresta amazzonica non risposero mai alle mie lettere se mai le ricevettero!!!!
La vita continua e la mia strada anche, lo studio, la vocazione, ancora lo studio, il seme che cresce, si radica, matura, la partenza, l'Albania ed infine.... l'Amazzonia... quasi venticinque anni dopo Qualcuno mi guida in un'isola sperduta del Rio delle Amazzoni da un vescovo sconosciuto. Ma alla vigilia della partenza qualcuno che c'era gia' venticinque anni prima mi fa notare che il buon Dio realizza i suoi disegni, sempre, e che quel vescovo e' in realta' uno dei due giovani sacerdoti che da adolescente avrei seguito a nuoto.
Don Giuliano Frigeni, vescovo di Parintins dove rimarro' quattro bellisismi anni. Grazie a Giuliano incontro anche Massimo che intanto ha fatto carriera e, lasciata la foresta, ha raggiunto il Vaticano dove il Papa l'ha nominato sottosegretario a Propaganda Fidei, cuore della missionarieta' della Chiesa. Massimo diventera' in questi anni un compagno di strada, una guida spirituale ed il volto con cui giudicare cio' che accade, il volto con cui decidere i passi, sguardo che corregge e cuore che abbraccia e sostiene.
Questa mattina un messaggio Skype mi informa della sua improvvia morte per infarto. Era appena tornato dalla Terra Santa e nell'ultima mail che mi aveva scritto si percepiva la profondita' di una coscienza dell'Avvenimento cristiano straordinaria. Era questo che affascinava di Massimo. Dietro un carattere apparentemente burbero c'erano un amore a Cristo ed alla Chiesa che diventavano amore agli uomini che incontrava in Vaticano o nella foresta brasiliana dove tornava ogni anno sentendosi a casa.
La violenza che in questi giorni stiamo vivendo a Waf mi impedisce di rientrare in Italia per il funerale, ma la certezza che dal Cielo continuera' ad accompagnare la mia storia mi rende libera davanti al dolore della perdita. Compagnia guidata al Destino la nostra, quindi tutto e' al suo posto, quello che Un Altro decide per noi.
"Il Signore lo ricompensi di tutto il lavoro compiuto in missione e nel servizio alla Santa Sede" ha detto Benedetto XVI questa mattina ricordandolo, e siamo certi che in questo mese di maggio la Madonna gli aprira' la strada e l'incontro con la Gloria di Dio sara' una festa.
Michela
Mercoledì 02 Maggio 2012 04:27
admin
.... da suor Marcella.....
Nella nostra casa alle sette di sera si recitano i Vespri in cappella, ed anche Michela vuole partecipare con noi: una vera sfida.
Perche' una bimba di tre anni dovrebbe restare in silenzio davanti alla Presenza nel Tabernacolo sull'altare? Perche' dovrebbe fare la fatica di guardarci ed ascoltarci? Perche' e' giusto chiederle questa fatica? E perche' non scusiamo il suo chiasso con la tenera eta' e quindi con l'incapacita' di riconoscere Altro e ridurla in cio' che il suo cuore gia' e'?
Sarebbe piu' semplice restare a turno con lei in giardino a giocare, o imporle il silenzio perche' deve e basta, o proporle un'alternativa come in tante parrocchie oramai dove in chiesa si inventano sale giochi per i bimbi in modo che i genitori possano partecipare alla celebrazione senza dover star dietro ai loro pargoli.
E perche' invece non guardarli gia' da piccoli come uomini all'altezza del loro cuore, chiamati, proprio perche' piccoli, a guardare ad adulti coscienti di una tradizione da consegnare e di una strada da indicare, adulti che hanno il coraggio di chiedere ai piccoli fiducia e pazienza: fiducia che permette di imparare e pazienza che permette di crescere.
Noi Michela la vogliamo guardare cosi' e cosi', dopo una prima serata direi "tragica" ecco ora una Michela che corre in cappella, distribuisce i libretti, prende il suo banchettino e si siede, poi si distrae e passeggia, per poi tornare al suo posto e riprendere il suo libro. Ed alla fine, affidandosi alla Madonna scoprriamo che sa l'Ave Maria, o meglio sa la seconda parte, segno che qualche adulto prima di noi l'ha guardata cosi' e vengono i brividi vedere l'attesa trepidante con cui aspetta che inizi la preghiera che sa "Mari, ou sen, ou se Maman Bondie..." e che rende quei venti minuti totalmente suoi perche' totalmente di Un Altro.
Ultimo aggiornamento Sabato 12 Maggio 2012 03:25
L'inesorabilita' del reale spacca la nostra misura
Martedì 01 Maggio 2012 02:18
admin
..... da suor Marcella....
Rieccomi on line, scusandomi con quanti si sono preoccupati per questo silenzio dovuto alla stanchezza ed al tempo che non sembra mai essere abbastanza per cui giunti a sera tempo per fermarsi in internet non ce n'e' proprio anche perche' si rischia davvero di diventare schiavi della rete e di dimenticarsi di come sia bello parlare con le persone con cui si vive, o leggere un libro, o sfogliare un giornale o fermarsi in cappella a pregare affidandosi alla Madonna in questo mese di maggio che inizia.
Ma pur dentro il silenzio, la vita al Vilaj Italyen e' andata avanti.... eccome se e' andata avanti!!!
Le cose accadute sono tante, dalla festa in nunziatura per l'anniversario dell'elezione di Benedetto XVI in cui, tra tanti uomini importanti i volontari del Vilaj Italyen splendevano eleganti e contenti, contenti soprattutto di aver avuto la possibilita' di fare festa per una cosa cosi', al termine dei lavori di piastrellamento della klinik che diventa sempre piu' bella ed accogliente.
Ma l'avvenimento grande che la nostra casa sta vivendo con stupore e tremore e' la rottura della propria misura davanti all'inesorabilita' del reale. Da mesi stiamo lavorando alla costruzione della casa di accoglienza Kay pere Giuss e don Julian Carron a nome della Fraternita' di Comunione e Liberazione ci ha concesso l'autorizzazione a dedicarla appunto a don Luigi Giussani. Cosi' e' bello veder andare avanti i lavori dopo un inizio burrascoso e visitare le camere, pensarle piene di bimbi o fermarsi nella propria e decidere dove si vogliono mettere i ganci per l'amaca.... emozionante vedere un'opera che cresce.... tutto pensato, tutto calcolato, tutto secondo un'organizzazione. E poi, in silenzio, all'improvviso, l'altro bussa alla tua porta e ti dice "Oggi vengo a mangiare a casa tua" e tu resti spiazzato perche' avevi gia' organizzato per essere fuori a pranzo.
Per me, Valentina, Maria e Stefano, per la nostra casa questo Tu che vuole mangiare a casa nostra ha il volto di Michela, tre anni, e Shnaider, un anno e quattro mesi. La prima da tempo nella nostra scuola nella sezione kinder, perde la mamma qualche mese fa che dando alla luce il fratellino muore. Il fratellino seguira' la mamma dopo poco. Il papa' di Michela e' disperato: ha subito una grossa lesione tendinea anni fa alla mano destra che e' rimasta inutilizzabile, impossibile in Haiti trovare un lavoro. E' in lacrime quando mi dice che deve mettere la piccola in un orfanotrofio perche' non sa come mantenerla. E cosi' a sera, a casa, butto li' la cosa e mi basta incrociare lo sguardo di Maria e Valentina per capire che quella porta che volevo aprire, loro l'avevano gia' aperta.
Due giorni dopo Schnaider arriva in ambulatorio con la giovane zia: la mamma e' morta nel parto e dopo poco la gemellina di Schnaider l'ha seguita. I nonni abitano al nord del paese e non vogliono sapere nulla del bimbo. La zia lo prende sotto la tenda di un metro quadrato in cui vive in uno dei grossi campi che dal terremoto ad oggi abbelliscono le strade della capitale. Ma questo bimbo e' un probema per lei: nessuno le da' lavoro e non trova un uomo disposto a prendere una donna con gia' a carico un figlio non suo. L'orfanotrofio l'unica possibilita'. Le hanno parlato di noi della casa che sta nascendo al Vilaj Italyen. Chiedo a Valentina di andare a vedere la reale situazione in cui zia e nipotino vivono. Il giorno dopo Shnaider entra in casa nostra.
La porta e' aperta, la misura e' spaccata: "Questa sera vengo a mangiare a casa tua". E la vita diventa un centuplo, magari anche di stanchezza soprattutto per la Vale e la Maria che seguono questi due bimbi giorno e notte, ma un centuplo di Una Presenza perche' e' cosi' evidente che non e' una misura nostra.
Ed in questa grande storia fatta di accoglienza e porte aperte, i primi a scoprire di essere accolti siamo proprio noi: impossibile non guardare Michela e Snhaider e non scoprirsi amati, guardati per cio' che si e', abbracciati da chi si lascia scomodare dalla nostra umanita' per fare emergere in noi quel cuore di uomini che e' gia' tutto presente in due bimbi piccolissimi che giorno dopo giorno, stretti dall'abbraccio della casa, ricominciano a sorridere, buttandosi nell'avventura della vita con un'ipotesi positiva quella di un rapporto in cui sono voluti bene. E cosi insegnano a noi a stare davanti ai desideri del nostro cuore da uomini, certi che la risposta a questi desideri e' gia accaduta.
Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Maggio 2012 01:12
Il cuore dell'uomo e le stelle
Domenica 08 Aprile 2012 01:37
admin
....... da suor Marcella......
"Oggi possiamo illuminare le nostre citta' in modo cosi' abbagliante che le stelle del cielo non sono piu' visibili" queste alcune delle parole che Benedetto XVI ci ha detto in questa notte Santa.
Qui, al Vilaj Italyen, luci non ce ne sono, e le stelle sembrano esplodere nell'infinito blu del cielo haitiano ed il desiderio che il nostro cuore ha di esse trova pace nell'immenso silenzio della Resurrezione.
Noi quaggiu' siamo fortunati, si', abbiamo la possibilita' che cio' che il cuore desidera emerga come un grido e non ci lasci tranquilli davanti a niente, ma anzi ci spinga a ricercare il significato di tutto, facendoci spegnere piano piano tutte quelle luci che invece che illuminare creano il buio dentro e fuori di noi ed uccidono il desiderio della vera luce.
Buona Pasqua cari amici, spegnete le luci e tornate a commuovervi davanti alle stelle, vi parleranno di Lui, vi metteranno dentro la nostalgia del Suo volto e vi renderanno uomini in cammino verso quel Padre che ha voluto essere presente nel mondo attraverso il volto di Suo Figlio.
"Preghiamo il Signore in quest'ora..... affinche' attraverso la Chiesa lo splendore del volto di Cristo entri nel mondo." (Benedetto XVI)
Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Aprile 2012 17:42
Il silenzio del sabato santo
Sabato 07 Aprile 2012 14:02
admin
..... da suor Marcella......
".... una via che sembrava senza uscita e che invece ha cambiato la vita e la storia dell'uomo, ha aperto il passaggio verso i cieli nuovi e la nuova terra..... L'esperienza della sofferenza segna l'umanita'..... quante volte il cammino si fa faticoso e difficile! Il cammino della via crucis e' un invito per tutti noi a contemplare Cristo crocifisso per avere la forza di andare oltre le difficolta'. La croce di Gesu' e' il segno supremo dell'amore di Dio per ogni uomo, e' la risposta sovrabbondante al bisogno che ha ogni persona di essere amata....."
Benedetto XVI
Nel silenzio di questo giorno non c'e' niente da aggiungere se non lo stupore del riaccadere della Salvezza: noi siamo certi che quel sepolcro questa notte restera' vuoto, noi siamo certi che la morte e' stata vinta pur se fatica e dolore restano, noi siamo certi che per ogni uomo e' preparato un Destino buono, noi siamo certi che solo l'affermarsi della pretesa cristiana nella storia permettera' ad ogni popolo di vivere la bellezza e la pienezza per cui e' stato pensato, noi siamo certi che solo il sacrificio di Cristo salva Haiti, la sua gente, la sua storia perche' salva noi e noi siamo certi che tutto questo e' gia' accaduto. Per questo, questa notte, anche qui, dove violenza e dolore sembrano sempre averla vinta, saremo in festa e da quel sepolcro vuoto ripartiremo figli di un Padre che permette sempre di ricominciare, parte di un popolo che cammina, segnati dalla speranza che diventa certezza.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Aprile 2012 17:15
Un pozzo al Vilaj Italyen
Giovedì 29 Marzo 2012 21:08
admin
.... da suor Marcella....
Dicono che ormai le frontiere non esistono piu', o perlomeno quelle tracciate e difese decine e decine di anni fa dai soldati di ogni parte del mondo e cosi' anche in Haiti sono sbarcati GEOLOGI SENZA FRONTIERE e per una fortuna imprevista sono arrivati un sabato mattina al Vilaj Italyen.
Stanno costruendo una serie di pozzi in Haiti ed uno era destinato alla zona di Port au Prince che si chiama Tabarre, ma il sindaco del quartiere voleva essere pagato per concedere le autorizzazioni necessarie ai lavori e cosi' i nostri amici, hanno rimesso tutto sui camion e si sono rivolti a chi poi li ha indirzzati da noi.
Non sono i primi a propormi un pozzo a Waf, ma dopo i primi entusiasmi tutti spariscono perche' e' difficile cercare e trovare acqua pulita a pochi metri dal mare e su una discarica. E cosi' in fondo in fondo credevo anch'io sarebbe finita la loro visita un sabato mattina e mentre mi ci recavo, sconsolata perche' anche di sabato dovevo buttarmi nella calca di macchine che normalmente assiepano le strade della capitale mi chiedevo se valesse la pena perdere tempo o se dovessi imparare a dire "Non mi interessa" prima di sobbarcarmi in avventure di breve vita.
Ma questa volta mi sbagliavo, Marta ed il suo papa' Carlo Enrico, appunto geologi di GEOLOGI SENZA FRONTIERE ONLUS, non si perdono d'animo, guardano, chiedono, prendono dati, fanno foto non promettono nulla ma si mettono in movimento per scoprire se e' possibile anche a Waf trovare dell'acqua. Gia' lungo la strada fatta insieme il dottor Carlo individua corsi d'acqua che scendono dalle montagne, rigagnoli accanto alle baracche, canali che entrano nel mare e da' qualche speranza.
Ma solo lo studio geotermico eseguito sui loro calcoli dai colleghi rimasti in ufficio a Milano, confermera' che proprio sotto il Vilaj Italyen passa un fiume che scende dalle montagne. Individuato il punto esatto, in pochi giorni, in un caldo pomeriggio haitiano, ecco il dottor Carlo apparire a Waf e scaricare del materiale annunciando che e' previsto per il giorno dopo l'arrivo della trivella.
Ma quel "giorno dopo" era il giorno dei ben noti fatti violenti e l'accesso alla baraccopoli era limitato, io stessa ne ero fuori. Ma il nuovo amico non si scoraggia, piano piano zitto zitto, entra ed indica il punto esatto in cui l'indomani la trivella avrebbe dovuto cominciare a scavare. Il nostro Edu diventa responsabile del progetto.
E cosi' i lavori sono iniziati ma ve li raccontero' piano piano......
Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Aprile 2012 07:42
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