vilajitalyen.org

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Benvenuto al Vilaj Italyen

Casa Lelia

E-mail Stampa PDF

... da suor Marcella...

Il 24 agosto a Cannara, Perugia, è stata inaugurata CASA LELIA: un nuovo grande progetto che nasce dall'opera di Haiti. Per dare seguito alla storia iniziata con i nostri bimbi alla Kay Pè Giuss, bimbi per i quali è davvero difficile immaginarsi un futuro in Haiti, bimbi che non hanno piu nessuno al mondo, bimbi che hanno reimparato a sorridere accolti nella bellezza della Kay, bimbi che compiuti diciotto anni dovremmo consegnare al nulla della loro terra fatta di miseria e violenza. Bimbi che attendono che la promessa intravista nel bene della kay si compia.

Ed allora ecco il secondo coraggioso passo, sicuramente un po' incosciente, ma certo, perchè basato non sulle nostre forze, possibilità, intelligenza, ma sulla Misericordia del buon Dio che deciderà se quest'opera gli servirà ed allora la farà vivere, o se ne potrà fare a meno.

Casa Lelia nasce quindi in tutta libertà, libertà dall'esito ma anche libertà di apririsi una strada giorno dopo giorno con i compagni di cammino che il buon Dio ci donerà in questa nuova avventura umana e di fede. Perchè Casa Lelia si apre per fede, perche si scommette su di Lui.... arriveranno i visti???? Ci accoglieranno nel paese????? Riusciremo a mantenerci????? Chi lo sa.... è una sfida, ma una sfida con dentro il respiro grande di chi è certo di essere in cammino su una strada data, un cammino quindi accompagnato, sostenuto, reso vero dalla libertà con cui stare davanti alle cose che accadono impreviste.

E dentro questa strada compagni che si perdono e compagni che si incontrano, un dinamismo umano che affascina e provoca.

Il 24 agosto in una splendida giornata di sole, a pochi chilometri da Assisi visibile ad occhio nudo, tanti amici sono venuti a far festa con noi, autorità locali, nuovi e vecchi volti. La presentazione del video della missione in Haiti per raccontare ai nuovi chi siamo e da dove nasce Casa Lelia, la mia testimonianza, le parole del sindaco e del rappresentante della regione e poi la messa celebrata dagli amici sacerdoti, monsignor Giuliano, don Franco, don Paolo e padre Mauro, la benedizione della casa. Una festa.

E poi, prima del rinfresco, la piantumazione di un olivo, gesto pensato dal don Franco, come segno di un nuovo inizio: una pianta tenace, resistente, forte come Casa Lelia vorrà essere.

Casa Lelia: un luogo di speranza, di bellezza e santità... una casa.

Ultimo aggiornamento Martedì 20 Settembre 2016 13:16
 

Dare la vita per la Gloria di Cristo

E-mail Stampa PDF

..... da suor Marcella....

Sappiamo che il martirio fa parte della storia della Chiesa, ne sentiamo parlare, visitiamo luoghi bagnati dal sangue dei martiri e capiamo che ci hanno aperto la strada, ma quando ti accade a fianco, quando accade al tuo amico, quando sai che sarebbe potuto accadere a te allora ci facciamo sorprendere quasi stupiti che possa accadere ancor oggi e cosi vicino a te.

Ce lo stanno testimoniando i tanti cattolici perseguitati nel mondo, ce lo stanno testimoniando tanti uomini, donne, bambini che restano in paesi dove forse gli sarà chiesta la vita, ce l'ha testimoniato suor Isa venerdi mattina, spagnola da anni impegnata nei bassifondi di Port au Prince, mia carissima amica e compagna di strada.

Uccisa per le strade sporche e caotiche della capitale di Haiti. Uccisa forse per pochi dollari. Uccisa in un paese dove la violenza sembra essere l'unico modo di rapportarsi alla realtà.

La conoscevo da tanti anni. Avevamo vissuto insieme accolte nel seminario nei giorni dopo il terremoto del 2010. Lei aveva perso tutto: consorelle rimaste ferite sotto le macerie ed evacuate dai soccorsi, casa, scuola. Aveva perso tutti i suoi bambini di prima elementare e se ne sentiva responsabile perchè in quel momento lei era fuori dalla scuola e li aveva sentiti gridare, piangere, cercare aiuto. Poi la seconda terribile scossa e solo il silenzio. Non se l'era mai perdonato. Aveva vissuto sotto una tenda canadese per mesi senza voler neanche entrare in cappella per le preghiere o la messa a cui assisteva restando in giardino con il sacerdote che le portava la comunione fuori. I superiori l'avevano riportata in Spagna dove era stata aiutata a recuperarsi ed aveva chiesto di tornare in Haiti ricominciando da capo. La casa, la scuola, la farmacia con l'ambulatorio, il laboratorio di protesi per i tanti amputati che la città accoglie. Il lavoro vocazionale, le prime postulanti, l'accompagnamento per verificare le vocazioni. Con lei avevamo messo la protesi alla nostra Mitha.

Stava facendo fatica nei rapporti con il parroco che le aveva vietato di entrare nell'ambulatorio che lei stessa aveva messo in piedi dopo il terremoto. Le avevo proposto di venire a lavorare a Waf, prendendo in mano la clinica. Era stata contenta dell'idea ed aspettava che la futura novizia partisse per il noviziato per essere libera di coinvolgersi con noi.

In questi mesi infatti era presa dal rapporto con alcune giovani che sarebbero entrate nel noviziato e le spiaceva non avere piu tempo per seguire altre cose, ma le era stato affidato questo compito e lo faceva con generosità. Mi aveva chiesto di poter mandare le future novizie in esperienza da me, a Waf, inserite nella casetta dei bimbi portatori di handicap. E cosi tutti i martedi la Kay Pè Giuss accoglieva delle giovani haitiane in cammino vocazionale.

Certo chi le ha tolto la vita non sapeva neanche chi fosse, solo vedeva la donna bianca appena uscita da una banca: era sufficiente per far esplodere la violenza che segna questo popolo. Non portava un abito a difenderla: totalmente consegnata a Lui.

"In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo" dice Paolo agli Efesini: Isa era già stata scelta, da sempre, prima ancora che il mondo fosse creato.

Avrebbe potuto dire di no, ma ha detto si ed oggi vive nella Gloria del Paradiso contemplando per sempre Colui per cui ha dato la vita.

Chiediamo al buon Dio che questo sacrificio sia offerto per il popolo haitiano perchè ritorni ad essere un popolo di uomini in cammino che costruisce un futuro di pace e di bene per i propri figli.

Ultimo aggiornamento Domenica 04 Settembre 2016 21:08
 

Chi ci da una mano?????

E-mail Stampa PDF

..... da suor Marcella.....

L'avventura italiana per i primi undici bambini della Kay pè Giuss è ormai alle porte. I primi ostacoli sono stati superati ed ora attendiamo impazienti il responso dell'ambasciata italiana. Se sarà un si arriveranno i visti ed i nostri bimbi potranno partire per cercare di costruirsi una vita che la realtà haitiana sembra negargli.

Nei mesi scorsi avevamo acquistato un casale in Umbria, a pochi chilometri da Assisi, nel paesino di Cannara, per dare il via alla nuova casa di accoglienza "Casa Lelia" che ospiterà nei prossimi anni i nostri bambini che potranno cosi costruirsi un futuro di libertà mettendo la testa fuori dalla miseria in cui sono nati ed in cui il loro paese continua a mantenerli negando l'accesso a scuole ed ospedali e mantenendoli forza bruta usata per alimentare le enormi sacche di povertà che caratterizzano il paese.

Il vederli crescere felici, gioiosi, pieni di vita e di desideri mi ha provocato a chiedermi cosa ne sarebbe stato di loro quando, al compimento dei diciotto anni, dovranno lasciare la kay: un portone che si apre, una stretta di mano e tanti auguri.... noi abbiamo già fatto abbastanza!!! Ma io non sono fatta cosi e se faccio una cosa voglio farla bene: non si accompagna un bambino fino a diciotto anni e poi lo si lascia solo davanti alla vita. Dovevo quindi pensare a come poter dare continuità alla storia di questi anni, a come fare sul serio fin da ora con questi bambini. Non mi è mai interessato risolvere i problemi di povertà di Haiti, mi interessano loro, i 122 bambini della kay Pè Giuss: Schnaider, Cassy, Wesky, Jessica, Therese, Espy, Patat,  Chico, Roody, Roodson, Edson, Marvens, Fritznelson, Bedgina, Rosberline, Roseberlande, Brianca...... e potrei elencarvi tutti i loro nomi. Mi interessano loro, la loro vita, il loro Destino, il Bene a cui sono destinati.

Casa Lelia nasce da questo sguardo, uno sguardo di bene che non si accontenta di averli fatti crescere, ma domanda di più, vuole accompagnarli a diventare uomini costruendosi un futuro da protagonisti. È un progetto impegnativo, tanti non ci credono, tanti lo criticano.... i soliti benpensanti a cui la nostra cultura ci ha da tempo abituato.... quelli che dicono... "con quei soldi quanti altri bambini si potevano aiutare lí....", quelli che vivono attaccati ad un buonismo che non regge  nel tempo e che vivono da signori della propria vita, quelli che hanno rinunciato a rischiare per essere felici e vivono di calcoli.

Ma la Kay pè Giuss da sempre spezza i nostri calcoli e quindi, sfidando i benpensanti, cominciamo una nuova avventura. Ora stiamo attendendo i visti: superato lo scoglio passaporti, superato lo scglio autorizzazione a lasciare Haiti, siamo ora davanti all'ultimo scoglio.... l'ambasciata italiana che deve darci i visti.... stiamo attendendo fiduciosi certi che se questa cosa interessa al buon Dio, accadrà.

Nel frattempo si freme di attesa, si studia italiano, si cerca di non fare danni che facciano perdere il passaggio aereo!!!

In Italia intanto i nostri amici si danno da fare per preparare la casa. A questo proposito servono braccia che aiutino a dipingere, pulire, oragnizzare, estirpare erbacce... o anche solo far da mangiare a chi è giù a lavorare.

Chi avesse del tempo per darci una mano me lo faccia sapere. I lavori urgenti sono:

- verificare gli impianti elettrici e installare le lampade: Daniele prima e Giuseppe dopo si sono già resi disponibili ed a giorni saranno a Cannara

- imbiancare la casa internamente

- pulizie complete

- sistemazione area esterna con don Franco che ha già preso visione della cosa

- montaggio e sistemazione degli arredi quando arriveranno con previsione di fine settembre

Ringrazio fin d'ora chi vorrà mettersi in cammino con noi e chi darà del tempo per aiutare questi bambini a costruirsi il futuro. La ricompensa ce la darà il buon Dio ma vi assicuro che la strada fatta insieme è già lei una ricompensa.

Invito tutti ad essere con noi il 24 agosto alle ore 17 a Casa Lelia per l'inaugurazione ufficiale della casa di accoglienza.

Ultimo aggiornamento Sabato 13 Agosto 2016 17:35
 

Non nobis

E-mail Stampa PDF

..... da suor Marcella....

 

Sono le uniche parole che alla fine della giornata di domenica scorsa mi restavano sulle labbra e nel cuore: non a noi ma al Tuo nome da Gloria.

Una giornata straordinaria quella di domenica, ricca di una certezza per chi ha saputo guardarla e viverla con gli occhi della fede. Di quella fede semplice, che è stata di Simone e Andrea e che da loro ha raggiunto anche noi, qui, in quel buco di sporcizia e violenza che si chiama Waf Jeremie.

La chiesa Regina della Pace, la cui prima pietra era stata posata cinque anni fa, si erge bella, colorata, viva nell'immondizzaio a cielo aperto di Waf. I lavori erano iniziati a metà gennaio e solo l'arrivo di tre amici architetti, Jacopo, Emanuela e Lucia, hanno reso possibile che la giornata di domenica scorsa accadesse.

Sei mesi di lavoro, di lotta, di discussione, di cambiamenti, anche di scontri, di incomprensioni, di pretese e cedimenti, ma poi, alla fine, eccola bella, lumiosa, spaziosa ergersi dal nulla: la chiesa di Waf Jeremie. "Porta Cristo e la Chiesa a questa gente" mi aveva detto l'arcivescovo tanti anni fa. Ora mentre si celebra la messa di consacrazione dell'altare avverto il sapore di un compito portato a termine, un termine che non segna una fine ma un ulteriore inizio perchè la Chiesa, quella vera, è fatta dalla gente non dai muri. Per questo mentre avverto il compito portato a termine e ne sono grata al buon Dio, capisco che tutto inizia adesso: una campana che suona, un muro che si alza, della gente che arriva. Un segno è posto davanti agli occhi dei poveri, qui nella periferia del mondo, per usare parole care a papa Francesco. Una chiesa di periferia la nostra, ma una chiesa nel cuore della Chiesa.

Cuore della Chiesa reso evidente dagli amici sacerdoti venuti a far festa con noi: sua eccellenza il nunzio apostolico in Haiti monsignor Eugene Nougent, monsignor Giuliano Frigeni vescovo di Parentins, giunto fin qui dall'Amazzonia, monsignor Graziano Borgonovo, giunto da Roma, dalla Congregazione per la Dottrina della fede, don Paolo e don Franco amici di sempre giunti da Novara, padre Jhon che da anni con la sua parrocchia vicino a Chicago ci sostiene, padre Anisette parroco del quartiere vicino.

Una festa di Chiesa. Nei giorni prima le corse perchè tutto fosse pronto: chi dipinge, chi lava i banchi, chi corre a comprare ciò che manca, chi, dopo essersi caricato in valigia la campana, si inventa come montarla e farla suonare. Tutti al lavoro perchè la casa del Signore possa essere pronta ad abbracciare il popolo di Waf.

Durante la messa di consacrazione dell'altare anche venti battesimi di bimbi della Kay e due prime comunioni di Chico e Richelo. La chiesa piena, tanta gente in piedi. I bambini che cantano, tutti sorridono intuendo che qualcosa di grande sta avvenendo.

Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Agosto 2016 03:14
 

Non c'è posto...

E-mail Stampa PDF

....  da suor Marcella.....

Era arrivata nel mese di aprile, aveva poche ore di vita, era sera. La sua mamma, poco più che diciottenne l'aveva appena messa al mondo per la strada e la piccola avvolta in una coperta aveva spalancato gli occhi alla vita per la prima volta. Ma in realtà, scostando la coperta non si trovavano due occhi spalancati ma piuttosto un corpicino nato prematuro, che stava in una mano, gli occhi due fessure chiuse, il respiro appena accennato, ma il cuore con tutte le sue provocazione quello c'era già tutto.

Serviva un'incubatrice ma già.... siamo ad Haiti e dove la troviamo un'incubatrice libera per un bimbo nato in strada? La troviamo e la piccola viene accolta. Ci resterà due mesi nel tentativo di farla crescere piano piano ma pochi giorni fa qualcuno decide che il tempo a disposizione per recuperare è finito, si gira la clessidra, hai avuto la tua chance.

Cosi la piccola con la sua mamma ritornano alla Kay Pè Giuss: è cresciuta qualche centimetro, pesa un chilo ed ha tre quasi mesi di vita. La accogliamo, la mamma la abbandona. Ma in pochi giorni la piccola Chrislande nome che la mamma decide di darle prima di lasciarcela, peggiora. Ieri mattina andiamo in un altro ospedale in cui ci rimbalzano all'ospedale dell'incubatrice dove.... le porte restano chiuse per la piccola Chrislande. Nessuno accoglie un bimbo che potrebbe non farcela, si alzano le statistiche di morte. Meglio dire che si salvano migliaia di bambini l'anno, ma non raccontiamo di quelli che non facciamo entrare dicendo che non c'è posto... non ci crede piu nessuno!!!! Questa scusa vecchia di duemila anni ci ha stancato. Ma pensate se dovessimo sentircelo dire quando arriveremo lassù....

Cosi Chrislande è andata in cielo poco dopo essere stata battezzata ed essere diventata Sua per sempre. Questa sera la seppeliremo nel piccolo cimitero che stiamo preparando a lato della nuova Chiesa e riposeràaccanto agli altri bimbi della Kay.

 

Testimone fedele....

E-mail Stampa PDF

.... da suor Marcella......

.... così iniziava l'Inno delle lodi di questa mattina nella solennità di san Giovanni Battista. E come non avere davanti subito, veloce, silenzioso, il volto di suor Anna che in questi dieci anni ha accompagnato il mio cammino qui in Haiti, in questa terra in cui lei ha dato 61 anni della sua vita dopo essere arrivata ventunenne tanti e tanti anni fa.

Ogni mattina ci incontravamo a messa e ci fermavamo a scambiare due parole: lei sempre attenta, preoccupata del mio essere in Haiti da sola, preoccupata della zona in cui vivo, ma serena perchè certa della mia vocazione, come spesso mi diceva. E si faceva carico di questa mia "solitudine" guardandomi come una consorella: se andavo fuori Haiti per qualche giorno e non la avvisavo al mio ritorna mi diceva di essersi preoccupata e mi chiedeva di ricordami di avvisarla quando partivo.

Se mi trovavo in un guaio era lei ad indicarmi come uscirne, a presentarmi le persone che potevano aiutarmi. Anche in questi giorni si stava occupando del crocifisso e delle tovaglie per l'altare della nuova chiesa, chiesa che solo pochi giorni fa era venuta a vedere e guardandola mi raccontava per la centesima volta di quando ventunenne, dopo due giorni che era arrivata in Haiti, se ne era andata camminando ed era arrivata fino a qui, fino a Waf, Citè Buteille, come si chiamava allora senza sapere perchè ma dicendomi... qualcosa mi chiamava.....

Ieri sera è invece Qualcuno che l'ha chiamata e lei, come sempre, pronta all'appello è andata.

Stamattina la sua sedia vuota in Chiesa, sempre quella da tanti anni, mi ha lasciato un po' più sola: mi mancherà parlare con lei ogni mattina e sentire nelle sue parole il bene al Destino di questa popolo, quel bene che ogni giorno mi perdo davanti alle centomila incongruenze di un paese alla deriva. Mi mancheranno le sue spiegazioni della situazione politica e della storia; mi mancheranno i consigli ed il suo sguardo buono.

Mi mancherà suor Anna.

Ma la certezza di avere un amico in più tra i santi rende più forte il mio cammino: chissà quanto si darà da fare in Paradiso per proteggermi!!!!

 

 


Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Giugno 2016 19:18
 

Sorpresi da una Presenza

E-mail Stampa PDF

.... da suor Marcella....

Settimana difficile alla Kay Pè Giuss.

Mentre il paese diventa terra di nessuno in cui a causa del caos politico ognuno può fare quello che vuole, la violenza ed il sopruso dilagano.

Gli ospedali sono in sciopero ormai da mesi e quelli che lavorano chiedono tanti soldi anche solo per essere accolti. Così puoi partire dalla Kay alla cinque di pomeriggio con il piccolo Jonelson arrivato da poche settimane in condizioni di denutrizione gravissime e sentirti dire, dopo ore di attesa, che non c'è posto, quando si sa benissimo la politica dell'ospedale di non accettare bambini legati a bianchi perché ritenuti già fortunati!!! Si torna a casa con la certezza che il Destino buono preparato per questo bambino si compirà comunque al di là di ogni stupidità umana. E poi l' agghiacciante notizia della morte del piccolo Joseph, il bambino che avevamo trovato in strada e che la nostra Roseline aveva deciso di accogliere in casa con suo marito. Stava crescendo bene e poi, all' improvviso una battuta di arresto: la febbre alta, non vuole il biberon, perde peso, la visita pediatrica, le analisi.... AIDS e tubercolosi sviluppati nei pochi mesi che è rimasto con noi. Il ricovero in ospedale, la Roseline che gli sta accanto giorno e notte, la Kay che si dà da fare perché la sua assenza non pesi sull' andamento delle cose. E poi improvvisa, la morte arriva ed il piccolo Joseph vola in cielo dopo aver portato a termine il suo compito che forse era proprio quello di accendere una scintilla di umanità nuova alla kay.

Venerdì se n'era andato anche Djeri, un bimbo di pochi mesi idrocefalo nato in strada e vissuto in strada fino a quando poche settimane fa la sua mamma aveva deciso di portarcelo in cerca di una speranza. Le donne che si occupano di bebè mi chiedono di non prendere più bambini gravi perché non possono vederli morire così, ma io racconto loro di cosa significhi accogliere, della gratuità del gesto di accoglienza che non mette regole né misure, che è libera, che nasce dal cuore del buon Dio e che può esserci chiesto anche solo di accompagnare questi bimbi in un tratto di strada, non con la pretesa di risolvere i loro problemi, ma con il desiderio di camminare insieme verso il Destino per ritrovarci poi un giorno davanti a quel Destino e cantarne la Gloria.

E lunedì... lunedì notte.... il cuore vacilla, cinquanta, sessanta persone armate e con i volti coperti fanno irruzione in Waf. Di colpo il silenzio, la fuga, la paura. Le baracche si chiudono, i canti notturni smettono, i bambini spariscono. Anche la kay in pochi minuti è nel buio, cosa inusuale a quell'ora quando mille vocine si rincorrono per il giardino o rallegrano le casette nei mille riti di preparazione della notte. Invece in pochi minuti tutti nei lettini, molti cadono addormentati in fretta, le donne si piegano sotto i tavoli, si spengono le luci. Si comincia a sparare. Poi corse, fughe, cadute, spari, urla, buio, paura.

Anch'io mi rifugio sotto la scrivania e aspetto di capire cosa sta succedendo. Cerco di comunicare con i guardiani che mi spiegano che il vecchio capo banda uscito sconfitto un anno e mezzo fa è tornato e vuole riprendere il territorio eliminando chi lo ha tradito schierandosi dalla parte del nuovo capo. Un notte tremenda, una notte in cui vecchi conti vengono saldati, una notte in cui non sai cosa potrà succedere, una notte che lascerà dieci morti sul terreno al sorgere del sole. Una notte che non negherà la certezza del Destino Buono.

Io sono sotto la scrivania e cerco di dire il vespro anche se l'ora liturgica è passata da un pezzo. Ho paura. Questa volta ho davvero paura. Potrebbero attaccare anche noi pensando magari di trovare soldi. Ma ancora una volta il buon Dio ha un abbraccio grande. Le parole del primo salmo dicono che il Signore ci guarda in ogni istante, di non temere. E così mi rendo conto che quell'istante li', proprio quello, mentre piegata in due sotto una scrivania cerco con la luce del telefono di dire il vespro, proprio quell'istante lì non è definito da quella paura o da quella violenza, ma è già di Un Altro perché è già guardato.

E la notte passa tra un salmo ed un pezzo del rosario e sopraggiunge il sonno. Gli spari continuano ma io mi addormento chiedendo al buon Dio che se stasera mi chiamerà a dare la vita sia per la Gloria di Cristo.

Quando il sole si alza Waf è nel silenzio. Nessuno si muove. Gli uomini armati sono seduti, stanchi della lotta, i morti caricati su furgoncini e portati chissà dove: nessuno saprà mai cosa è successo a Waf Jeremie, nessuno piangerà queste persone, nessuno spiegherà ai bimbi di Waf che c'è un Bene più grande preparato per loro. La strada è ancora inaccessibile, non posso uscire per la messa, ma il Mistero si è già manifestato e la giornata inizia.

Una settimana senza tregua, che ci vede in ginocchio, ma come diceva Jacopo questa mattina, una realtà che ti provoca una domanda ed è l'apertura a questa domanda di significato che rende la vita interessante.

Waf terra benedetta, terra dove il buon Dio è presente, dove Lo senti, Lo vedi, Lo tocchi, dipende solo dai tuoi occhi.

Ma una settimana in cui puoi partecipare ad una festa di compleanno perchè un'educatrice decide di festeggiare con le "sue" bambine: i capelli preparti, i vestiti eleganti, dolci e bibite, i canti, gli auguri. Il segno di un'umanità nuova che sta nascendo.

Una settimana che non finisce lì. Sabato pomeriggio i ragazzi che escono a buttare l'immondizia. Tutti i cassonetti della zona sono stati rimossi. Girano per la città non ne trovano. Quelli che ci sono sono presidiati da uomini armati che domandano soldi per lasciar loro svuotare il camioncino. Decidono di andare in una discarica comunale solo che non è il nostro comune.

Ancora una volta la violenza e la stupidità umana esplodono. Vengono aggrediti dalla gente, qualcuno armato usa il calcio delle armi per colpirli. Si chiama il sindaco, la polizia, il magistrato ed in poche ore Emmanuel, Pouchon e Alexandro si ritrovano umiliati e colpiti in carcere. Emmanuel chiama piangendo, dalla sua voce capisco che ha paura: tutti sanno cosa sia un carcere in Haiti. Abbiamo ragazzi che portati via per dei controlli non sono mai più tornati. Mando un avvocato per gestire il rilascio: 10.000 dollari. Gli rido in faccia. L'avvocato abbandona il terreno. Domenica chiedo aiuto a tutti ministri, forze Onu, Nunziatura.... lunedi lo staff si muove. Arrivano da me personale della scuola, della kay, della clinica, vogliono gestire loro. Haiti è per gli haitiani si dice: vogliono gestire da haitiani la cosa. Ne scelgono due, il loro lavoro quotidiano viene diviso tra gli altri. Qualcuno già sta facendo il lavoro dei ragazzi in carcere. Sono commossa e stupita da quello che sto vedendo. Le ore si susseguono. Tutti all'erta, tutti coinvolti, tutti insieme. La contrattazione. Alle tre del pomeriggio mi chiedono 500 dollari per il rilascio dei ragazzi e del mezzo. ne offro 220 ultima parola se no tenete mezzo e ragazzi. Alle 19.30 arrivano: sorridenti scortati dalle moto dei compagni. entrano alla kay saltano giù dal tap tap e corrono in ufficio a ringraziarmi. È la prima volta che qualcuno si muove per loro, capiscono che non gli era dovuto, si sentono voluti bene. Una cosa faticosa è diventata una festa, rapporti che si rinsaldano, umanità che cresce e quei germi di umanità nuova che cominciano a germogliare zitti zitti. Tutti soddisfatti, tutti li ben oltre il loro orario di lavoro come Bentà, al settimo mese di gravidanza che si carica i sacchi di immondizia per svuotare i bidoni della kay visto che i ragazzi che lo fanno di solito sono in prigione... ed era anche il suo giorno di riposo.... ma è venuta alle sette del mattino perché la Kay da oggi è anche sua.

 

 

 


Ultimo aggiornamento Martedì 07 Giugno 2016 18:55
 


Pagina 1 di 30

News

IL DIARIO DI JONEL 13

Anche Jonel era presente all'inaugurazione di Casa Lelia, lui che la sua casa l'ha trovata ormai, è venuto ad augurare ai suoi amici della kay Pè Giuss la stessa storia di bene che lui stesso sta vivendo.

Bello, simpatico, ma davvero capriccioso, si sposta scivolando sul sederino ed aiutandosi con le manine e guai a fermarlo!!!! Durante la messa con il vescovo di Assisi, su un lucido parquet della cappella, ha slittato avanti ed indietro indisturbato, padrone della situazione.

Intanto è stato definitivamente accolto dalla famiglia Capetti che lo accompagnerà ad affrontare le sfide che la vita gli porrà. Sicuramente anche l'esperienza di Casa Lelia sarà per lui una vera compagnia.

 

IL DIARIO DI JONEL 12

Il piccolo Jonel continua il suo cammino. Pochi giorni fa un video mostrava come, aiutato da Maria, piegasse il braccio per portare il cucchiaio alla bocca. Piccoli successi che nascono dall' impegno quotidiano e costante di Maria e delle sua famiglia.

Le notizie però non sono buone. Una visita specialistica da un luminare nel campo delle malattie genetiche pediatriche ha spiegato con precisione ed attenzione la reale situazione del piccolo Jonel. All' artrogriposi infatti si accompagna un' altra malattia che colpisce i muscoli sostituendone i tessuti con tessuto fibro adiposo. Questo significa che Jonellino non potrà mai reggersi sulle gambe anche se l' intervento è andato bene.

Non potrà reggersi sulle gambe.... dice la scienza.... ma chissà cosa dice il buon Dio.....

 

IL DIARIO DI JONEL 11

Ecco Jonellino bionico....

 


 

IL DIARIO DI JONEL 10

Il cammino del nostro Jonellino continua e tante cose sono successe anche nella sua piccola vita.

Dopo l'intervento ai piedini, i gessi e da pochi giorni i tutori.

Anche per le braccia sono cominciati la fisoterapia ed il posizionamento dei tutori.

Insomma come dice Maria.... un bimbo bionico!!!

Lui se la gode, coccolato da tutti.

 

IL DIARIO DI JONEL 9

 

Non avevo avuto tempo di postare che Jonel oggi 2 marzo avrebbe affrontato l'intervento ai piedini.

Ho appena ricevuto notizie da Maria: l'intervento è andato bene, il bimbo è pieno di tubicini, si è svegliato ed ha bevuto un succo.

Intanto la Questura di Milano ha rinnovato il permesso di soggiorno e Jonel puo togliersi la parrucca del travestimento clandestino!!!!

 

IL DIARIO DI JONEL 8

Jonellino sta per entrare nel vivo della cura: venerdi inizierà le sedute di fisioterapia per gli arti superiori al Dezza dove se lo sono preso in carico subito con passione.

L'8 febbraio invece avrà il ricovero pre-operatorio che lo preparerà all'intervento ai tendini dei piedini che dovrebbe ridare la posizione naturale agli arti.

Intanto Maria e Patrizia si danno da fare per cercare di ottenere tutti i documenti necessari per il permesso di soggiorno.

Insomma.... il cammino continua e lui sembra proprio goderselo tutto!!!!!

 

IL DIARIO DI JONEL 7

Il nostro piccolo Jonellino continua la sua vita italiana ed il suo cammino presso la clinica Humanitas. Ogni settimana cambia il gesso alle gambe e questa settimana i nuovi gessi lasciano fuori le ginocchia cominciando a dargli un po' più di libertà.

Intanto deve cominciare a fare terapia quattro volte al giorno per facilitare i movimenti  degli arti.

Anche le manine si muovono, fanno ciao, afferrano piano piano oggetti.

Lui è sempre più bello e le educatrici della kay si commuovono quando mostro loro le foto.

Un cammino che provoca tanti quello di Jonel, noi per primi che siamo chiamati a sperare con lui di una speranza che sia certezza anche per noi.

 

IL DIARIO DI JONEL 6

Jonel ha ormai iniziato il suo percorso alla clinica Humanitas di Milano che lo sosterrà per tutto l'iter terapeutico necessario.

L'inserimento nella nuova famiglia è andato benissimo ed ogni giorno Maria mi aggiorna sul nostro piccolino cosi che anche noi da qui possiamo seguirlo passo passo.

Attualmente ha cominciato a trattare gli arti inferiori per raddrizzare ginocchia e piedini ed ogni settimana cambia i gessi che progressivamente raddrizzeranno il tutto per preparare la strada all'intervento chirurgico che permetterà la flessione dei piedi.

Intanto cresce. Ha messo i primi dentini, chiacchiera e nell'ultimo video ricevuto balla a suon di musica.

Qui le donne seguono il suo cammino e si comnuovono davanti alle foto ed ai video che Maria mi manda segno che un'umanità capace di riconoscere una cosa bella sta rinascendo.

 

IL DIARIO DI JONEL 5

Il nostro piccolo Jonel ha finalmente iniziato il suo cammino accolto dalla Clinica Humanitas di Rozzano e seguito dalla Fondazione Insieme si Può attraverso le cure della signora Patrizia.

Dopo un'ulteriore visita, la pianificazione del lavoro da fare, l'inizio con i primi gessi e la prospettiva di poter sperare nel futuro.

Intanto un lavoro di circa otto mesi con gessi, tutori, interventi e fisioterapia aiuterà le gambe a raddrizzarsi ed a prepararsi a sorreggere il peso del corpo in crescita e forse un giorno a camminare. Per le braccia la strada sembra piu sempllice, niente interventi ma tanta fisioterapia sostenuta da tutori.

Il tempo poi darà la sua risposta.

Intanto affrontiamo con il piccolo Jonel la sua strada certi comunque che un bene per lui è già stato preparato.

 

IL DIARIO DI JONEL 4

Jonel si sta godendo la sua "vacanza" italiana e mentre attende che il suo iter sanitario si definisca se ne va a spasso con i suoi amici.

Lo scorso week end è andato a Madrid a trovare gli amici spagnoli Edu e Inma che l'hanno accolto con tutti gli onori, l'affetto e la simpatia.

L'equipaggio dei gitanti era formato oltre che da Jonel da suor Marcella, Caterina, Michele, Elisa e Stefano.

Un week end ricco di allegria ed amicizia ma soprattutto della certezza di essere compagni di viaggio nel cammino verso il Destino.